Christof »Fifty« Höfer #73 e Nate »N8!« Kern #12 chiudono trionfalmente la BMW BoxerCup 2019 come campione e vicecampione

Da domenica 29 settembre 2019, dopo l’ultima gara a Hockenheim, è ufficiale: Christof »Fifty« Höfer #73 e Nate »N8!« Kern #12 di Wunderlich MOTORSPORT hanno portato a casa i trofei della rinnovata, amata e combattuta BMW BoxerCup, disputata sui tracciati più leggendari d’Europa. A casa, da ora in poi, significa nella nuova sede centrale Wunderlich nell’Innovationspark Rheinland di Grafschaft-Ringen.

Amministratore delegato e Team manager Frank Hoffmann: “Siamo orgogliosi di »Fifty«, laureatosi BoxerCup Champion 2019, e di »N8!«, che si è aggiudicato il secondo posto, e ci congratuliamo sentitamente con entrambi per le loro straordinarie performance. In ogni gara della stagione, i due piloti si sono fronteggiati con determinazione e passione ma sempre in modo leale, trascinando il pubblico dalla propria parte. Il trionfo di »Fifty« non era certo scontato, e in »N8!« ha trovato un degno avversario. »N8!«, il nostro centauro americano, è un veterano delle Boxer e conosce tutte le sue particolarità. Il vantaggio di »Fifty«, però, sta nella sua grande conoscenza dei tracciati. Entrambi - nonostante la doverosa rivalità - sono cresciuti come sportivi diventando un vero e proprio team. E la cosa che più mi fa piacere è che questi due importanti risultati sono arrivati contemporaneamente all’apertura della nostra nuova sede centrale all’Innovationspark Grafschaft Ringen. Ora abbiamo due motivi per festeggiare!“

Nessuna vittoria, nessun successo senza la crew!

Una cosa è certa: per vincere e avere successo, un pilota ha deve poter contare su un team che, dietro le quinte, prepara scrupolosamente le moto, durante la gara garantisce pit-stop efficaci e, in caso di inconvenienti tecnici, decide il da farsi in un batter d’occhio. Per la RLC (Reinoldus Langstreckencup al Nürburgring) è stato composto un team di collaboratori Wunderlich di diversi reparti, che ha sostenuto il nostro team con gioia. Al centro della crew dei box c'erano tre uomini attenti, esperti, tecnicamente navigati e competenti: Christian Reifert, Sebastian Klettke e Peter Schwellenbach.

Uno sguardo “intimo” al team Wunderlich MOTORSPORT alla BoxerCup

Una breve storia di cilindri “grattati”, di vero spirito di squadra e di come si guida una Boxer a tutta velocità

Di Toni Börner

Nel 2019 tornerà: la BMW BoxerCup. Diversa della prima edizione, nell’ambito della motoGP, ma con uno sfrecciante prototipo di R nineT. Con la sua sezione BOXER SPIRIT, Wunderlich vanta uno degli assortimenti più vasti a livello internazionale per la conversione di tutte le varianti della famiglia R nineT. Wunderlich MOTORSPORT ha riscosso grandi successi sia al Pikes Peak sia al campionato di durata del Nürburgring. In quelle occasioni c’è stata la possibilità di riunire BOXER SPIRIT e MOTORSPORT: lo statunitense Nate »N8!« Kern e l’ex campione della Suzuki GSX-R1000 Cup Christof »Fifty« Höfer competevano infatti per vincere gare e campionato.

“In realtà non volevo più fare gare”, aveva scherzato Frank Hoffmann, Amministratore Delegato di Wunderlich, all’inizio dell’anno. “Ma il motociclismo sportivo è un virus contro il quale non c’è cura”. Quando si è saputo avremmo partecipato alla coppa, abbiamo iniziato a parlare, in parte direttamente con BMW, di Nate Kern. Naturalmente sapevo chi era. Guida le BMW da anni, e per di più viene dall’America, un mercato per noi rilevante”.

Kern è il “dinosauro" delle Boxer, nel team dicono corre la battuta: quando Nate Kern è venuto al mondo, per prima cosa ha chiesto una Boxer. Kern, infatti, era presente già alla prima Boxer Cup a Daytona all’inizio degli anni 2000.

“Haha”, ride Kern, quando glielo ricordiamo. “Guidare una moto da corsa BMW con motore Boxer mi porta a sfidare i miei limiti e mi affascina. Ora non vorrei suonare troppo filosofico, ma credo che, come non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina, non si dovrebbe giudicare una moto da corsa dall’assetto dei cilindri”. La fascinazione di Kern e per il concept della moto è intatto da quasi 20 anni. “La Boxer confonde molti, e continua a confondere anche me”, spiega, enfatizzando in particolare le particolari sensazioni di guida – che negli anni non sono cambiate in modo sostanziale. La definisce come una sorta di sensazione old-school, quella che si prova alla guida di una Boxer. Dal punto di vista tecnologico le R nineT sono il top, “state of the art” per così dire; ma le sensazioni e la tecnica necessarie per spingere la Boxer velocemente al suo massimo sono rimaste invariate. Un esercizio di equilibrio davvero divertente”.

Ma Kern non ha avuto vita facile. Con Christof Höfer, Wunderlich gli ha consegnato un compagno di team veloce come una freccia. Höfer, campione della Suzuki GSX-R1000 Cup, nel 2018 era determinato ad affrontare la massima classe tedesca della IDM Superbike, ma un fastidioso infortunio alla spalla ha tolto dai giochi il pilota dell’Assia. “Quest’anno volevo assolutamente rifarmi della possibilità persa nella IDM Superbike”, afferma Höfer.

“Lo volevo con anima e corpo, ma purtroppo il budget non era sufficiente”. Höfer era a pezzi, ma è una persona dallo spirito positivo, che nella sua vita ha dovuto superare già alcuni inconvenienti riuscendo sempre a rialzarsi quando è caduto. “Quando si chiude una porta, si apre un portone” dice. “E poi è arrivata la chiamata di Frank Hoffmann, Amministratore Delegato di Wunderlich: Fifty, non avresti voglia di guidare per Wunderlich MOTORSPORT nella BoxerCup?” Naturalmente la voglia ce l’aveva. Höfer e Hoffmann si conoscono da anni, e hanno già gareggiato l’uno contro l’altro. E peraltro, non è necessario rinunciare alle corse con le 4 valvole da 1000, perché Wunderlich MOTORSPORT ha avuto successo anche alla Reinoldus Langstrecken Cup con la doppia R al Nürburgring. Dal 2019 con Höfer in sella.

E anche Kern ha esperienza con la Superbike bavarese prodotta a Berlino Spandau. Negli USA è il testimonial BMW più amato per la S 1000 RR, ma il suo amore per il concept Boxer rimane incrollabile. E così nel team è nata l’idea: Höfer conosce la pista e Kern la Boxer. Nelle prime sessioni di prova finesettimanali, i compagni di team – al contempo i principali candidati alla vittoria – sono andati a braccetto. Almeno in gran parte di casi.

Alla prima uscita stagionale, Nate Kern ha preso una lezione nel circuito di Lausitz. Sì, la “vecchia volpe”, il dinosauro della Boxer. Ma non era la prestazione tecnica a essere in discussione. “Ragazzi, non me lo aspettavo... Devo tornare agli attrezzi, la mia condizione non è sufficiente per battere Fifty”, aveva ammesso lo statunitense dopo i primi giri. “Credo che se la sia immaginata più facile di come è stata in realtà. Naturalmente ne sono contento”, aveva sorriso beffardo Fifty. Tra i due non è mai mancato il rispetto reciproco. “Ma ho una gran voglia di vincere e voglio dimostrarlo in ogni gara”, aveva affermato Höfer. “Ma questo vale anche per Nate”. Le piste di Höfer e i segreti delle Boxer di Kern. È il patto non scritto dei due compagni di squadra. Nate offre qualche spunto: “Sta tutto nella curva. Nelle curve lente non bisogna andare molto in hang-off, nelle curve veloci invece sì. Ma non si deve esagerare con lo sforzo, perché alla distanza ci si stanca, queste Boxer sono davvero pesanti. Ma anche molto dinamiche. Se corri per una stagione su una Boxer, diventi un pilota migliore”, è convinto Kern. Per lui, nel team Wunderlich, si incontrano tre generazioni. “C’è lo stile di guida incarnato da Frank e quello della nuova generazione di Fifty”, sostiene Kern. “Io sono un po’ una via di mezzo. Devi trovare il giusto mix di vecchio e nuovo”.

Frank Hoffmann non intende certo sorvolare sulla frecciatina di Kern: “Una moto del genere richiede un grande sforzo fisico”, afferma l’Amministratore Delegato Wunderlich e team manager, che ha collaborato alla BoxerCup come sviluppatore testando le moto. “I giovanotti sono avvantaggiati con il loro stile di hanging-off. Le vecchie volpi come me guidano con uno stile da vecchia scuola e non ne vengono più a capo. Per ottenere velocità da questa moto bisogna spostare il baricentro. Non è più il mio stile, si addice ai più giovani. Dall’esterno, però, è spettacolare e impressionante vedere a quale velocità si possono portare queste moto”.

“Ci sono piloti che hanno vinto campionati nazionali di Superbike, o addirittura gare di MotoGP, che non hanno mai guidato in hang-off”, continua Kern. “Ma sulla Boxer devi mettere il corpo in modo che le testate dei cilindri rimangano libere, perché ci si può inclinare di meno. Se hai una posizione del corpo corretta solo all’80%, ti appoggi con i cilindri e rischi solamente di cadere. A seconda del cilindro che strisci, voli da una parte o dall’altra. Se il cilindro sinistro, che alla luce della collocazione asimmetrica dei due cilindri è più avanti del destro, è esposto, parte prima la ruota anteriore. Se invece è più esposto il destro, è la ruota posteriore a partire. Gratto con i cilindri solo verso la fine di una gara, quando le forze vengono a mancare e il mio corpo si rifiuta di andare in hang-off”.

Hoffmann lo sa: “Se il cilindri tocca terra, la moto non segue più il raggio che vorresti. Era così anche con le “vecchie” moto da BoxerCup. La moto prende un altro raggio e devi mantenere la calma, risalire un po’ dalla posizione obliqua e riprendere il raggio che volevi. Sembra banale, ma è così. Le cadute sono relativamente rare, e se succedono la moto di solito non ne risente molto vista la una dotazione alquanto spartana. Sono davvero stabili. Chi vuole iniziare a interessarsi di motociclismo, qui va sul sicuro”.

Parlandone con Kern, si nota come questo argomento scalda subito il suo animo. Ma a un certo punto è lui stesso a mordersi la lingua. “Non voglio svelare troppi segreti”, dice, lanciando un’occhiata maliziosa verso il compagno Höfer. “Fifty è giovane, affamato e semplicemente di un’altra generazione. I giovani mettono tutto in discussione e si preparano con grande precisione. Io ho imparato tutto ciò che so sulle Boxer da Stephane Mertens, ma lui non mi ha spiegato molto, sono stato io a osservarlo in pista nella prima BoxerCup. Dal 2004 non guido altro che BMW”.

Höfer sa di poter imparare ancora molto, anche se è stato il dominatore della BoxerCup 2019 vincendo gran parte delle gare. “Non so dove cominciare”, afferma riferendosi alle differenze tra le moto da 1000 ccm, che ha guidato finora, e la R nineT. La prima sta naturalmente nei cilindri. “Sembrano piuttosto larghi”, sorride. “E poi c’è il momento in cui ci si raddrizza dando gas. Così le curve a destra si possono affrontare con un raggio diverso rispetto alle curve a sinistra”. È una moto da uomini – o una moto da conoscitori – perché non c’è un meccanismo anti-hopping. “È molto divertente da guidare, ma è molto insidiosa. Con una Superbike non ha nulla in comune, se non che l’acceleratore è largo a destra. In questo la star statunitense della Boxer Nate è l’uomo giusto da cui imparare”.

Il finale di stagione all'Hockenheimring in replay

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